Coronavirus. Quale discesa dopo il picco?

di Paolo Gurisatti

Siamo grossomodo a metà strada del percorso di “contenimento” dell’epidemia, che abbiamo intrapreso a fine febbraio. Tutti speriamo che il lockdown si concluda senza rimbalzi e che non sia necessario fermare di nuovo la macchina produttiva, precipitata all’ultimo posto tra i paesi avanzati (-9% del Pil nel 2020, secondo il Fondo monetario internazionale).

Dobbiamo tuttavia chiederci quali siano gli insegnamenti dell’esperienza di questi mesi e quali impegni inserire nell’agenda della ripresa, a breve termine, ma anche nell’Agenda 2030, alla quale stiamo collaborando come AsVeSS e ASviS.

In primo luogo abbiamo capito che la lotta alle malattie infettive passa attraverso nuove forme di mobilitazione sociale, senza le quali la difesa tecnologica, negli ospedali e nei presidi sanitari, è insufficiente. Non basta riorganizzare la sanità, ma è indispensabile attivare un sistema “sociale” e “territoriale” di prevenzione e gestione delle emergenze. Nessun territorio può pensare di essere immune. Deve organizzarsi per sviluppare un
“vaccino sociale” adatto alle proprie caratteristiche.

L’Organizzazione mondiale della sanità e le autorità nazionali di protezione civile non sono sufficienti. Non possono produrre in tempo “indicazioni-vaccino” adatte a ogni specifico territorio del mondo. Come AsVeSS abbiamo avuto modo di notare (vedi newsletter del 2 aprile) differenze importanti nel dispositivo adottato per far fronte all’emergenza Coronavirus, in Veneto e in Lombardia. Senza un adeguato piano di recepimento locale delle indicazioni dell’Oms, anche solo a proposito di “distanziamento sociale” e sistemi di “tamponamento”, le due
regioni hanno ottenuto risultati significativamente diversi.

Questo significa che le attività di prevenzione e adattamento (delle indicazioni dell’Oms e dell’Onu) dovranno diventare una priorità in futuro, e non solo nella fase di ripartenza, ma anche nella gestione del Goal numero 3 dell’Agenda 2030 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età).

In secondo luogo abbiamo capito che il trade-off tra distanziamento sociale e ripresa delle attività produttive, passa attraverso innovazioni importanti, tecniche e organizzative. Non ci possiamo aspettare il semplice ritorno alla normalità pre-Coronavirus, con qualche App in più. Nei processi industriali, ma soprattutto nelle attività commerciali e turistiche, dovremo presto introdurre nuove regole di gestione. Pena la ricaduta in pesanti e costosi lockdown.

Anche su questo fronte l’investimento dei territori è fondamentale, perché i flussi delle persone e delle merci, per quanto globalizzati, passano comunque attraverso la rete delle infrastrutture locali, oltre che attraverso le reti di fornitura, alle quali le nostre imprese sono collegate.
Nuovi strumenti di controllo, “sociale”, di questi flussi, sono necessari per far funzionare i mercati e le regole di cittadinanza, per tornare al lavoro evitando il rischio di nuove improvvise e deleterie infezioni e riduzioni della libertà personale e dell’attività d’impresa.

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