Associazione Veneta per lo Sviluppo Sostenibile

Circular Economy

Circular Economy

di PAOLO GURISATTI, ASVESS –

Nel corso del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2021, organizzato da ASVIS (Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile) si è ampiamente discusso un tema, quello dell’economia circolare, che rappresenta la nuova frontiera delle politiche ambientali. Vediamone tre aspetti rilevanti per il Veneto.

In primo luogo i parametri di sostenibilità imposti dai clienti e dai mercati. Le imprese del Veneto costituiscono un’estesa piattaforma di fornitura per numerose filiere internazionali. Queste filiere pretendono dai fornitori il rispetto di regole sempre più rigide, dal punto di vista ambientale e sociale. Senza contratti dignitosi, carbon neutrality e conformità dei processi, le nostre imprese rischiano di trovarsi, semplicemente, fuori mercato.

In secondo luogo il consumo di suolo. L’industrializzazione diffusa (una fabbrica per campanile, poi diventata una zona artigianale, industriale, commerciale per ogni campanile…) ha un impatto pesante sul clima. Piazzali di asfalto, strade e capannoni contribuiscono ad aumentare le temperature d’estate e rilasciano gas serra e polveri sottili d’inverno. Zone industriali e infrastrutture rendono complicato il deflusso dell’acqua. Senza interventi di rigenerazione del costruito il nostro sistema rischia di affrontare costi, indiretti, crescenti.

In terzo luogo il recupero degli scarti. La crescita di filiere produttive “lineari” porta con sé discariche, fanghi di depurazione e rifiuti speciali. Oggi è indispensabile recuperare il recuperabile, grazie a una raccolta differenziata 2.0, collegata a sistemi di trasformazione e valorizzazione dei residui, in termini di materie prime-seconde e fonti di energia alternative. Questo è possibile, tuttavia, soltanto attraverso un cambio di ragione sociale e uno straordinario investimento sulle utility del territorio.

L’economia circolare può diventare un progetto concreto a patto che le imprese industriali e commerciali inizino a investire su prodotti e processi compatibili con le nuove regole di mercato, che i comuni trovino il modo di ridurre il consumo di suolo, ma soprattutto che le aziende pubbliche di servizio, quelle che organizzano oggi la raccolta dei rifiuti, diventino piattaforme di ricerca per la nobilitazione dei flussi, a elevato valore aggiunto.

Qual è il problema? Che le utility del territorio Veneto non sono pronte ad assumere questo ruolo, neanche con i fondi del PNRR.

Un vero peccato, perché progetti di innovazione non mancano. Il sistema di raccolta differenziata dei reflui ad Arzignano o la trasformazione dell’umido a Contarina, solo per citare due casi presentati a un convegno di ASVESS (Associazione Veneta per lo Sviluppo Sostenibile) durante il Festival, sono la punta avanzata di un iceberg che andrebbe esplorato.

Serve però un quadro di insieme, un piano d’azione veneto per l’economia circolare e le utility.

I partecipanti alla riunione promossa da ASVESS il 14 ottobre 2021, nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile (la registrazione è disponibile al seguente link: https://youtu.be/L9CfENjaRmw) hanno convenuto sulla necessità di ri-avviare i contatti con la Regione Veneto, non solo per far ripartire il confronto sulla strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, ma anche e soprattutto per mettere in campo un piano d’azione tempestivo sull’economia circolare.

Confindustria, Confartigianato e Confcommercio, tramite propri rappresentanti hanno confermato il loro interesse.

Anche Legambiente, che pure sul tema dei rifiuti lavora da tempo, ritiene sia indispensabile non perdere il treno dei fondi straordinari del PNRR e converge sulla proposta di ASVESS.

In estrema sintesi, i primi punti del “piano d’azione” potrebbero essere questi:

  • rivedere il sistema degli ambiti regionali, allo scopo di ottenere un insieme di regole condiviso e le economie di scala indispensabili per lo sviluppo di tecnologie di trasformazione; la raccolta differenziata non basta, se non si investe sui “prodotti” in uscita (bioplastiche, biogas e altro di simile)
  • rivedere il ruolo delle utility e delle imprese che operano nell’ultimo anello della catena, quelle che sanno come recuperare gli scarti, trasformandoli in materie prime-seconde ed energia rinnovabile; la politica regionale non deve rimanere prigioniera di scelte comunali arretrate
  • costruire una tabella di convergenza che incroci le esigenze delle filiere e dei territori (amministrativi) 
  • investire sulle competenze necessarie a gestire la logistica dei flussi materiali e soprattutto delle informazioni (manager di sostenibilità ed esperti di intelligenza artificiale), dentro e fuori le diverse filiere industriali e commerciali, per favorire il riciclo
  • sviluppare nuove tecniche di recupero degli scarti (chimica verde, ma non solo), che siano in grado di condizionare il funzionamento delle filiere, sia nelle fasi di progettazione, che distribuzione e consumo.

Paolo Gurisatti