La crisi di Ormuz e il conseguente blocco degli approvvigionamenti di idrocarburi attraverso lo stretto passaggio al centro della controversia tra Stati Uniti e Iran è solo l’ultimo degli shock energetici che hanno messo nuovamente il mondo di fronte alla sua più grande debolezza. Come già accaduto negli anni ’70, la dipendenza dagli idrocarburi ha frenato le nostre economie. A differenza di cinquant’anni fa, però, la battuta d’arresto è stata evidente ma non paralizzante. È cambiata la società, specie quella europea, e sono cambiate – sebbene non ancora abbastanza – le fonti dalle quali attingiamo l’energia.
«Questa situazione ci ha fatto comprendere due fatti – spiega Mauro Vergari, direttore dell’Ufficio studi innovazioni e sostenibilità di Adiconsum –: in primo luogo che il prezzo dei combustibili fossili non è il frutto intrinseco delle caratteristiche fisiche e chimiche del prodotto, ma sconta una serie di problematiche legate alla geopolitica; in secondo luogo, che dipendere da fattori totalmente estranei alla nostra volontà non è mai un bene».

Per decenni il fossile è stato l’unica soluzione considerata possibile, complice il basso costo di approvvigionamento che ne ha inevitabilmente favorito la dipendenza. Negli ultimi vent’anni, tuttavia, le energie rinnovabili hanno saputo ritagliarsi uno spazio crescent, spinte dall’evoluzione tecnologica e dal crollo dei costi di produzione.
Si tratta di un cambio completo di prospettiva: se prima i cittadini erano inevitabilmente solo utenti passivi, oggi possono trasformarsi in prosumer, ovvero consumatori e produttori insieme. È quanto avviene già a chi ha installato sul tetto di casa un impianto fotovoltaico, capace di sostenere sia l’autoconsumo domestico sia la rete stessa, alla quale si cede l’eccedenza e da cui si attinge quando l’impianto non produce a sufficienza.
«Non si capisce perché chi ha la possibilità di installare queste soluzioni non lo faccia. – chiosa Vergari, ricordando come i prezzi degli impianti siano scesi drasticamente negli ultimi anni – Nulla esclude che in futuro possano ripetersi scenari di crisi simili a quelli toccati con mano negli ultimi mesi. Questo discorso vale anche per il gas, ambito in cui la nostra produzione nazionale non è minimamente sufficiente a coprire il fabbisogno energetico». Ci siamo già dimenticati la crisi del 2022 quando il prezzo del gas balzò a 340 €/MWh dopo l’invasione russa dell’Ucraina?
La soluzione percorribile, insomma, è una sola e prevede una svolta radicale in primo luogo nelle nostre abitudini. «L’elettrificazione dei consumi e la possibilità di auto-produrre energia elettrica offrono una libertà inaudita, impossibile da immaginare una trentina di anni fa. – rincara la dose il Direttore che, nelle scorse settimane, è stato anche ospite di uno degli eventi organizzati da AsVeSS all’interno della prima Padova Climate Action Week – Un impianto fotovoltaico è ormai alla portata di tutti, senza contare gli incentivi che l’Europa chiede agli Stati membri di applicare. Il principio è semplice: se i cittadini sono indipendenti, diventano indipendenti anche gli Stati. In questo modo l’Europa avrebbe la concreta opportunità di godere di un’energia autonoma, senza dover dipendere dalle risorse altrui».
L’elettrificazione dei consumi e la possibilità di auto-produrre energia elettrica offrono una libertà inaudita, impossibile da immaginare una trentina di anni fa.
La convenienza economica è indubbia, eppure permangono forti ritrosie al cambiamento. «Abbiamo condotto un’analisi sulla propensione dei consumatori: più del 60% si dice favorevole alle rinnovabili e alla sostenibilità – evidenzia Mauro Vergari –. Le buone intenzioni ci sono. I nodi vengono al pettine quando si passa alle azioni concrete, come installare i pannelli, abbinarvi una batteria di accumulo, passare alla pompa di calore, ai piani a induzione o alla mobilità elettrica. Lì registriamo una certa resistenza, purtroppo alimentata anche da un settore del fossile economicamente fortissimo, che a livello globale continua a condizionare il dibattito e a diffondere false informazioni che noi, come associazione, cerchiamo quotidianamente di confutare».
La transizione energetica coincide, ad oggi, con la transizione all’elettrico. Forse non è ancora un percorso accessibile a chiunque, ma lo è già per molti. Il messaggio chiave da far passare è che a favore di questo cambiamento non c’è solo l’etica – che pure basterebbe – ma anche una netta convenienza economica nel medio termine. «Non dobbiamo parlare di costo della transizione, ma di investimento. – continua l’analisi di Vergari – Un investimento che si recupera in un preciso lasso di tempo e che garantisce un’efficienza tecnologica, si pensi alla pompa di calore o al piano a induzione, radicalmente superiore rispetto alle vecchie tecnologie a gas».

L’efficienza di un’auto elettrica, ad esempio, si aggira intorno all’85%: circa il triplo di una vettura tradizionale a benzina o diesel e anche il doppio di alcune vetture ibride. Si tratta di dati oggettivi ma non sempre percepiti dai non addetti ai lavori. In questo senso, sarebbe utile potenziare e rendere più chiara e centrale l’etichetta energetica anche per strumenti complessi come i veicoli, sulla falsariga di quanto si fa da tempo per gli elettrodomestici.
«In quest’epoca – conclude Vergari – non si può fare un acquisto importante senza studiare, senza capire quale filiera utilizzi un prodotto e da dove arrivi. È necessario che il consumatore sia maggiormente responsabile. Ecco perché uno dei diritti fondamentali del cittadino è quello a una corretta informazione: non solo su come funziona ciò che sta acquistando, ma anche su quanto consuma».
Dalla trasparenza della filiera e dalla conoscenza dei materiali impiegati derivano la consapevolezza dell’impronta ecologica di ogni componente, la sua circolarità e le reali possibilità di riuso e riciclaggio. Sono informazioni in gran parte già disponibili. Spetta però al consumatore la volontà di approfondire, sapendo che una scelta d’acquisto sbagliata oggi non danneggia solo il proprio portafoglio, ma l’intera collettività.
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