Transizione energetica e CSRD: come le imprese green superano la crisi

Picture of Gianluca Salmaso
Gianluca Salmaso

Agenda 2030 Come fare Un Paese immaginario, l’Utopia del filosofo Tommaso Moro, in cui si sono già attuati tutti i processi di transizione verso lo sviluppo sostenibile previsti dall’Agenda ONU 2030. Quali azioni intraprese e quali benefici? Il volume mostra come fare per raggiungere la meta e quali sono i vantaggi economici, sociali e ambientali che si possono trarre.


Renato Chahinian già segretario generale delle Camere di commercio di Treviso e di Gorizia e docente universitario a contratto in materie economiche, attualmente si occupa di economia e finanza dello sviluppo sostenibile.

Non ci sono solo gli adempimenti di bilancio ad attendere le aziende europee alla fine di questo primo semestre dell’anno, ma anche quelli legati alla rendicontazione della sostenibilità. Legata a doppio filo alla CSRD (la direttiva dell’Unione Europea entrata in vigore nel 2023 e recepita in Italia l’anno seguente), la normativa impone alle aziende di pubblicare dettagliati report sugli impatti ambientali, sociali e di governance ESG, prevedendo inoltre che tali dati siano sottoposti a una revisione obbligatoria e certificati da un revisore indipendente o da una società di auditing.

«Dopo essere entrata in vigore per le imprese quotate – spiega Renato Chahinian, già segretario generale delle Camere di Commercio di Treviso e di Gorizia e docente universitario a contratto – l’obbligatorietà è partita in maniera graduale. Già dall’anno scorso ha iniziato a coinvolgere le imprese più grandi, che dovevano rendicontare la loro sostenibilità per l’esercizio 2024. Nel frattempo, però, è intervenuto il cosiddetto pacchetto europeo Omnibus I che, con la misura “Stop the clock”, ha introdotto importanti semplificazioni. Questo provvedimento ha ridotto gli oneri burocratici e ha posticipato le scadenze di due anni: per molte grandi aziende non quotate e per le PMI quotate, l’obbligo effettivo slitta al 2028, come rendicontazione dell’esercizio finanziario 2027».

La normativa agisce seguendo la logica del sasso lanciato nello stagno, allargandosi cioè a cerchi concentrici via via più lontani. Con le recenti revisioni europee volte a tutelare la competitività, la soglia per rientrare nell’obbligatorietà prevede la presenza di oltre 1.000 dipendenti e un fatturato netto superiore ai 450 milioni di euro.

L’ultimo libro di Chahinian

«Per aiutare le piccole e medie imprese che vogliono comunque presentare una rendicontazione di sostenibilità – continua Chahinian – l’Unione Europea ha raccomandato l’adozione del VSME Voluntary ESRS for Small and Medium-Sized Enterprises. Si tratta di uno standard volontario a loro dedicato, in cui i principi cardine della CSRD sono stati declinati in maniera molto semplificata, eliminando la complessità delle metriche scientifiche richieste alle multinazionali».

Si tratta, insomma, di un compromesso per avvicinare il tessuto produttivo di minori dimensioni agli standard di sostenibilità. «In questo modo si apre il VSME alle realtà che desiderano dimostrare fin da subito la propria attitudine green. – chiarisce l’ex segretario generale – Fino ad oggi le PMI non avevano un metodo ben preciso e dovevano affidarsi a grandi società di consulenza internazionale, ciascuna con criteri propri, spesso diversi tra loro e talvolta poco trasparenti, con risultati non sempre confrontabili».

Per quanto volontaria, l’adesione comporta l’adozione di uno standard uniforme a cui le imprese possono richiamarsi. Anche se molte realtà minori non sono ancora nella condizione di poter rendicontare le proprie performance in totale autonomia, questa omogeneità si rivelerà positiva, quantomeno per confrontare tra loro realtà eterogenee all’interno delle filiere.

Ma come stanno effettivamente performando le imprese green in Italia e in Veneto?

«Abbastanza bene – chiosa Renato Chahinian – però in prospettiva incombe la crisi energetica legata alle tensioni geopolitiche internazionali, come i rischi di blocco nello Stretto di Ormuz. Il nostro futuro economico resta legato alla stabilità delle forniture e delle riserve di gas e di petrolio, e alla speranza che queste siano sufficienti per garantire la continuità operativa di tutte quelle imprese, la maggioranza del totale, che non hanno ancora completato il processo di decarbonizzazione».

È impossibile, infatti, slegare le tematiche di sostenibilità da quelle energetiche. La tenuta del sistema produttivo dipenderà dalla stabilità delle rotte commerciali oltreché dalla disponibilità di stoccaggi di gas da cui molte imprese, ma anche molte famiglie, dipendono strettamente in vista della stagione invernale. Senza dimenticare il mercato dei fertilizzanti, la cui produzione è fortemente concentrata proprio nei Paesi del Golfo.

«In prospettiva c’è anche il rischio di una nuova spinta inflazionistica. – continua Chahinian – Oltre alla carenza di carburanti e di materie prime, potremmo assistere a un ulteriore aumento dei costi di produzione. A salvarsi, almeno in parte, saranno proprio le imprese green che hanno già diversificato o sostituito, in tutto o in parte, le loro fonti di approvvigionamento energetico».

Ma cosa dovrebbe fare nell’immediato un’impresa per essere sia ecocompatibile sia efficiente sotto il profilo energetico? «In primo luogo, investire nelle fonti rinnovabili. – suggerisce l’autore del saggio Agenda 2030, come fare – I pannelli fotovoltaici, in particolare, sono la tecnologia di più facile acquisizione e installazione nel giro di pochi mesi. L’investimento risulta conveniente sia in presenza di incentivi statali, sia facendo affidamento unicamente sul risparmio cumulato in bolletta».

Alla produzione di elettricità si aggiungono, poi, tutte quelle forme di incentivo per l’utilizzo, ad esempio, di soluzioni di mobilità elettrica. Se la normativa precedente legava la tassazione del fringe benefit a scaglioni progressivi basati sulle emissioni di CO₂ al chilometro, l’intervento del Governo di giugno 2026 ha impresso una svolta drastica e semplificata con le auto aziendali elettriche che vengono ad essere tassate al 10% del costo chilometrico Aci a fronte del 20% delle plug-in e del 50% delle altre.

Se le aziende possono fare la loro parte per l’ambiente e, al tempo stesso, per la sicurezza energetica del Paese, l’auspicio è che ora anche il legislatore mantenga una linea coerente nel tempo, favorendo e incentivando l’impegno del settore privato in questa direzione.

A cura di

Gianluca Salmaso

Related Posts

Looking for more information? Here is a selection of related posts we can heartily recommend. It was popularised in the 1960s with the release of Letraset sheets containing Lorem Ipsum passages.

yamin-ohmar-p_JbDUWJiUM-unsplash

Your monthly contribution supports our beautiful sangha, its in-depth dharma teachings, supports our in-depth programming and livelihoods of our teachers and supports our teachers and community, while giving assistance for those with financial difficulty.

[give_form id="1006"]