«L’Italia del 2030 non sarà molto diversa da quella attuale, ma soprattutto non lo sarà neanche rispetto al 2015, quando fu firmata l’agenda 2030, perché se andiamo a guardare gli indicatori compositi che noi costruiamo anche a livello territoriale per ben sei obiettivi su 17, saremo in una situazione peggiore del 2010»
Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), mette subito in chiaro la situazione del nostro Paese. Intervenuto da remoto all’evento Governance multilivello, dalla teoria alla pratica: l’esperienza della Regione Veneto — organizzato da AsVeSS all’interno della cornice del Festival della sostenibilità 2026 — l’ex Ministro ha sollevato una questione centrale.
«Perché questo avviene? – si è chiesto ancora – Noi di AsViS lo diciamo molto chiaramente: da dieci anni perché la strategia che il Paese si è data per molti anni non è stata cogente».
Cogente e coerente, verrebbe da aggiungere. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, con alcuni dei principali indicatori — diseguaglianza, povertà, qualità degli ecosistemi terrestri, capacità dei sistemi idrici, governance e partnership — in netto peggioramento rispetto al 2010.
Il clima non aspetta: le emergenze sul territorio
Nel frattempo il mondo e il cambiamento climatico non si fermano, e gli effetti si sono abbattuti pesantemente sul territorio nelle ultime settimane. «è un maggio freddo e… bianco: torna la neve in quota» titolava TGcom24 solo qualche giorno fa, riportando le nevicate eccezionali sulle Dolomiti. Una notizia che stride con i dati di fine mese della stampa locale di Trento: «A fine maggio temperature da luglio: superati i primi 30 gradi (del 2026) in Trentino».
Nel mezzo, la stagione ha mostrato due criticità opposte: i violenti fortunali nella Bassa Padovana e l’ombra della siccità per l’estate alle porte. Si tratta di eventi estremi che stanno mettendo a dura prova la macchina dell’Assessorato all’ambiente e alla protezione civile del Veneto, guidato da Elisa Venturini, anche lei presente all’evento di AsVeSS.
Oltre la gerarchia: la cultura di rete
Questi shock si sommano e vanno affrontati nel loro insieme, facendo squadra tra le amministrazioni locali.
«Investire sulla governance multilivello e quindi sul potenziamento delle reti di governance ma anche della cultura di rete – spiega la professoressa Patrizia Messina dell’Università di Padova – rende il sistema regionale più competitivo».
Nel quadro proposto dalla docente, il Veneto si presenta come un caso di studio straordinariamente fertile: «bisogna ragionare per politiche integrate, quindi inter–settoriali di sviluppo significa passare da una visione settoriale a una visione territoriale e questo è il problema che noi abbiamo in Veneto».
L’organizzazione tradizionale ricorda, almeno dall’esterno, un sasso lanciato in uno stagno: si allarga a cerchi concentrici e lambisce via via più soggetti. La realtà odierna richiede altro: maggiore integrazione, coinvolgimento tra i soggetti presenti sul territorio.
«La governance multilivello supera il modello gerarchico tradizionale – chiosa Messina – in cui il centro comanda e la periferia esegue, però nessun livello è autosufficiente e quindi l’efficacia delle politiche dipende dalla qualità delle relazioni, sia verticali che orizzontali, tra tutti gli attori coinvolti, siano essi istituzionali o privati».
Per questo la Regione, al tavolo ospitato dalla Camera di Commercio, ha ricordato la necessità di mettere in campo strumenti di facile uso per gli enti locali. Un esempio concreto è il modello di matrice di coerenza sviluppato dal Veneto con ASviS a partire dalla strategia di sviluppo sostenibile, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
L’unione fa la produttività: il caso Mondadori e i territori
Ma cosa significa, in concreto, fare rete? Lo spiega con un aneddoto Paolo Giurisatti, docente di Ca’ Foscari e membro del comitato scientifico di AsVeSS.
«Nel 1980 nella stampa non si riusciva mai a dare ai clienti una stampa con il colore della carnagione giusta: o era troppo rosso, o era troppo bianco, pallido con il risultato che il cliente non era mai contento. – racconta Giurisatti – I lavoratori responsabili della produzione, il fotografo, il fotocompositore, il fotolitografo, il cromista e il tiraprove, lavoravano per schemi separati, canne d’organo. Ognuno da bravo artista faceva il proprio compito nella maniera migliore, ma alla fine, siccome la stampa mette insieme il lavoro di tutti, la stampa non funzionava. Una grande azienda del settore ha aumentato del 40% la sua produttività quando ha composto dei team di lavoro integrati».
Questa è la stessa sfida organizzativa che si trova a gestire il GAL/IPA Prealpi e Dolomiti, una realtà che unisce oltre 40 soci e che oggi guida il passaggio da monadi isolate a strutture collaborative. «Il Gal sta costruendo comunità – ha spiegato il direttore, Matteo Aguanno – sta costruendo momenti di dialogo, sta costruendo anche progettualità specifiche che escono sicuramente dalla ritualità, come si diceva prima, e questo è un fronte particolarmente delicato e importante».
Una dinamica simile si respira nella Saccisica, dove l’IPA riunisce 10 comuni e 100 mila cittadini. «È positivo il ruolo che sta svolgendo in questo momento la Regione. – chiarisce il direttore Luciano Gallo – È un bene perché si riesce a sostenere delle intese programmatiche d’area e in particolare chi ha una struttura organizzata. In questo è utile la definizione di macro-settori ma è importante anche che quando si predisporranno i bandi, si concerti assieme anche una premialità perché c’è un’alta possibilità che quei progetti si concretizzino dove c’è un territorio che si organizza».
Sinergie locali per sfide complesse
Un territorio coeso è anche quello che ha visto il GAL Alta Marca Trevigiana coordinarsi con i comuni per definire un disciplinare unico in materia urbanistica legato al riconoscimento UNESCO. «È una vera e propria opportunità di rinascimento del territorio con tassi di crescita delle presenze turistiche notevoli complice anche la moda del Prosecco.– ha spiegato il direttore Michele Genovese – Questo ha portato a un rinnovato interesse da parte della Regione con quei bandi che finanziano le spese di funzionamento e di avvio di progetti che sono certamente importanti per poter fare delle attività nel contesto di riferimento».
L’obiettivo finale è stabilire un dialogo tecnico e non solo procedurale, come evidenziato da Giancarlo Pegoraro, direttore del GAL/IPA Venezia Orientale. «Se noi 9 GAL parliamo solo con l’autorità di gestione – chiosa Pegoraro – finiamo con l’intasare da un lato la direzione enti locali e dall’altro invece poi non inneschiamo il dialogo su quelli che sono i progetti che costituiscono i nostri documenti d’area, che hanno bisogno di un dialogo tecnico e inter-settoriale su tematiche sempre più complesse». Un esempio perfetto sono gli investimenti attuali nell’agrivoltaico, che richiedono la collaborazione stretta tra agronomi, urbanisti, enti e imprese del settore.
«La governance multilivello – ha concluso Luca Fabrello, Presidente dell’IPA Alto Vicentino – può assomigliare a certe opere d’arte che cambiano a seconda del punto di vista dal quale uno le osserva».
C’è l’organizzazione del lavoro, ci sono le sfide comuni e c’è la necessità di ripensare i rapporti. Nessuno può gestire l’acqua o il territorio da solo: le emergenze e le relative soluzioni superano ormai i confini comunali, provinciali e regionali, imponendo una concertazione concreta e mirata. Un obiettivo che AsVeSS ha ben chiaro e che, come sottolineato nei saluti conclusivi dal presidente Giorgio Santini, intende favorire continuando a promuovere occasioni di studio, dialogo e confronto.
a cura di
Gianluca Salmaso