Olimpiadi in bianco: la neve salva i Giochi e il panorama, speriamo anche l’estate

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Gianluca Salmaso

In pochi ci avrebbero scommesso, ma i Giochi Olimpici di Milano-Cortina sono iniziati con una cospicua mole di neve sulle cime. Non era scontato: solo poche settimane fa la situazione era all’opposto, al punto da impedire l’apertura di alcune piste da sci sulle Dolomiti durante parte delle vacanze di Natale, l’apice della stagione.

Non si tratta di un caso isolato. Già nel 1956 le prime Olimpiadi di Cortina furono caratterizzate da un inverno, per l’epoca, insolitamente privo di neve. Non esistendo l’innevamento artificiale, ci pensarono gli alpini a recuperare il manto bianco dove si era mantenuto. «Poi dai camion la trasferirono con le gerle, caricandosele sulla schiena, fin sulle piste» racconta Massimo Spampani, autore di Le prime Olimpiadi bianche in Italia, intervistato dal Corriere del Veneto.

Secondo le stime del Comitato Organizzatore riportate da L’Altramontagna, il fabbisogno previsto di neve programmata è stato di 2,4 milioni di metri cubi, «un volume comparabile alla piramide di Cheope». Dopo l’esperienza di Pechino, dove la quasi totalità dell’innevamento era artificiale, è apparso chiaro che produrre neve non è né semplice né economico: ogni metro cubo richiede 0,7 kWh di energia elettrica. Se questa derivasse interamente da fonti fossili, l’intera operazione arriverebbe a superare le 500 tonnellate di anidride carbonica, oltre a comportare un consumo di 1,2 milioni di metri cubi d’acqua, pari al fabbisogno di una cittadina.

La situazione fino a metà gennaio appariva, se non drammatica, quantomeno molto grave: l’Arpav quantificava in 100 centimetri l’accumulo totale di neve fresca nel periodo 1 ottobre – 23 gennaio sul Monte Piana, a fronte dei 272 centimetri medi del periodo 2009-2025. Situazione analoga su Col Coltrondo, tra il Comelico e la provincia di Bolzano (81 centimetri contro 243) e sul Campomolon in Folgaria (84 contro 243).

Secondo i dati di Climat Central, le giornate gelide a Cortina, quelle con temperature minime inferiori allo zero, sono passate da 214 nel 1956-1965 a sole 173 nel periodo 2016-2025 (41 giorni in meno) e la temperatura media è salita, prendendo febbraio 1956 come riferimento, di 3,6 gradi. Nei dati Copernicus, il programma di osservazione della terra di ESA, la temperatura media globale nel 2025 è stata di “solo” 1,47 gradi più calda rispetto alla media del periodo 1850-1900.

Era tutto l’Arco Alpino, eccezion fatta per Piemonte e Valle d’Aosta, a presentarsi spoglio: al 22 gennaio non si registrava alcuna copertura naturale, o comunque quantità inferiori ai 20 centimetri, in buona parte della Lombardia, del Trentino-Alto Adige e del Veneto. Proprio a gennaio, a Cortina, è stata completata la presa d’acqua dal torrente Boite: 100 litri al secondo necessari per innevare le piste della Tofana attraverso il bacino realizzato nel 2014 a Col Drusiè che, con i suoi 90 mila metri cubi di capacità, resta il più grande serbatoio per la neve programmata della zona.

Il quadro oggi è completamente stravolto, al punto che il timore è diventato l’opposto: che le abbondanti nevicate mettano a rischio la fragile viabilità olimpica. Ettore Grennelais, dirigente di Anas in Veneto, ha spiegato al Corriere del Veneto che sulle strade dei Giochi, all’inizio di febbraio, erano già state sparse 1.340 tonnellate di sale, una quantità sufficiente a coprire 15 campi da calcio.

«È una necessità nei mesi invernali – scriveva Paolo Travisi su Repubblica – Ma quando il sale è sparso con troppa abbondanza, va oltre la pavimentazione stradale e si disperde nel terreno circostante, fino a raggiungere i corsi d’acqua dolce, mettendo a rischio gli equilibri ecologici e la vegetazione». Se non se ne può fare a meno, l’ideale sarebbe ridurne l’uso ricorrendo ad alternative più sostenibili.

Una situazione che il New York Times ha descritto con una certa tracotanza – dimenticando forse che siamo comunque in montagna – paventando un «incubo logistico» fatto di distanze siderali, strade anguste e collegamenti impossibili.

In difficoltà non c’è solo la movimentazione strettamente olimpica, ma l’intera distribuzione delle merci nelle valli bellunesi che deve, obtorto collo, riversarsi sulla Statale 51 Alemagna. La fragilità delle nostre montagne si misura soprattutto nelle difficoltà quotidiane a mantenere efficiente la complessa rete infrastrutturale. Non sono solo la viabilità o le reti elettriche a soffrire – il blackout causato da Vaia è rimasto negli annali – ma spesso anche le reti idriche, come ha spiegato il direttore del Consiglio di bacino Dolomiti Bellunesi, Giuseppe Romanello, durante gli incontri organizzati da AsVeSS con Osservatorio Economico e Sociale.

L’ultimo caso di sofferenza della rete idrica si è verificato durante le vacanze di Natale a Gosaldo: un disagio dovuto ai bassi livelli delle sorgenti e ai guasti cronici di una realtà caratterizzata da decine di micro-prese che riforniscono nuclei abitativi sparsi. E mentre nei giorni scorsi a Cortina continuava a nevicare, bisogna ricordare che gennaio è stato il più caldo del decennio e che a dicembre si sono registrati solo tre eventi pluviometrici, con circa il 60% in meno di apporti idrici rispetto alla media trentennale.

A lanciare l’allarme è stata anche l’ANBI: «Il terzo dicembre più caldo dal 1988 e un deficit idrico del 50% impongono una svolta» esordiva il direttore Silvio Parizzi, seguito dal presidente Alex Vantini: «Non è più tempo di rincorrere emergenze: servono subito investimenti per l’accumulo e la distribuzione dell’acqua». La situazione complessiva non era ancora di emergenza conclamata, ma il livello di ricarica delle falde era definito «da attenzionare», con un indice di siccità al suolo preoccupante.

La domanda che tutti si pongono oggi è una: se le nevicate hanno salvato il panorama di questi XXV Giochi Olimpici invernali, saranno sufficienti a superare mesi di siccità? Impossibile dirlo ora e fino all’estate anche perché, come ricorda un colorito adagio veneto riportato anche in una pubblicazione di Arpav, la neve di febbraio può avere una durata fisiologicamente breve.

A cura di

Gianluca Salmaso

La situazione in Veneto nel 2025 nell’infografica di Arpav

Foto in copertina: press kit Olimpiadi Milano Cortina

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