Padova ha ospitato la sua prima Climate Action Week con un calendario imponente: oltre 80 eventi tra incontri, seminari e appuntamenti culturali hanno coinvolto aziende, istituzioni e società civile in tutta la città. Anche l’Associazione Veneta per lo Sviluppo Sostenibile ha partecipato attivamente, organizzando e promuovendo alcuni momenti chiave in collaborazione con le diverse realtà associative e sociali attive sul territorio.
Il primo di questi appuntamenti, promosso con Adiconsum Veneto, ha visto le due realtà sottoscrivere un protocollo d’intesa. L’accordo è il frutto della giornata di studio dedicata a La transizione energetica nelle scelte quotidiane, un incontro che ha approfondito i temi di energia, casa e mobilità con il contributo di Mauro Vergari, direttore del centro studi di Adiconsum, e offerto un’analisi puntuale sulla transizione energetica grazie all’intervento di Arturo Lorenzoni, docente ed esperto di politiche territoriali.
Può esistere giustizia sociale senza giustizia ambientale?
Se lo è chiesto, retoricamente, Vittorio Cogliati Dezza, autore insieme a Giovanni Carrosio del volume Clima ingiusto. Il Welfare per un patto eco-sociale. Il punto di partenza è un paradosso: per l’ecologia vale una sorta di universalismo asimmetrico che coinvolge tutti, ma non allo stesso modo. Oggi mancano politiche pubbliche di lungo respiro e una parte dell’opinione pubblica continua a liquidare ogni intervento come «roba da ZTL», mentre l’effervescenza del terzo settore non riesce ancora a fare sistema.
Allo stesso modo, come rilevato da Carrosio, le politiche ambientali e quelle sociali spesso non dialogano, mancando l’obiettivo di cambiare i «contesti di vita» delle persone. In questo vuoto, chi non è integrato finisce per guardare alla transizione energetica dall’esterno, con un misto di paura e sfiducia.
Anche a Padova, ha sottolineato il docente Paolo Giandullo, la bicicletta rimane un veicolo per chi può permetterselo: chi abita vicino alle ciclabili o ha una routine quotidiana compatibile. Un esempio emblematico riguarda chi ha figli e deve conciliare i tempi della scuola, dello sport e dei luoghi ricreativi.
«La transizione ecologica è importante e ce ne rendiamo conto quando ci dobbiamo misurare con il idrogeologico. – ha ben riassunto Chiara Buson, sindaca di Rubano – Dovremmo puntare al consumo di suolo zero ma i fondi come ente locale li guadagno con gli oneri di urbanizzazione. Servono fondi alternativi».
La transizione energetica è una trasformazione: come gestirla?
È questo il nodo centrale della questione discusso nell’incontro organizzato da AsVeSS e Legambiente Veneto presso la sede di Banca Etica. A fare da cornice normativa all’evento è stata la Legge 4 del 2026 sulle cosiddette aree idonee, che è intervenuta sul precedente TUFER del 2024 riscrivendo i criteri per l’individuazione delle zone destinate agli impianti rinnovabili.
In questo nuovo scenario, le aree idonee godono di procedure autorizzative accelerate. Tuttavia, il dibattito non si limita più alla semplice fattibilità tecnica, ma si sposta sull’opportunità e sulle modalità di integrazione dei grandi impianti con il territorio: il paesaggio, il settore produttivo, le aree residenziali e il prezioso contesto agricolo già esistente.
Se continuiamo senza freni, lo scenario è di 5 gradi in più a fine secolo. E 5 gradi equivalgono a un metro e venti di mare in più
Non usa mezzi termini il climatologo Luca Mercalli, ospite insieme al teologo Simone Morandini del primo panel della serata Crisi climatica: tra urgenza, responsabilità e speranza, tenuto presso lo Studio Teologico della Basilica del Santo.
È stata una serata di riflessione corale a cui AsVeSS ha collaborato riuscendo a far convivere arte, musica grazie a Erica Boschiero e spiritualità, con l’intervento del vescovo di Padova, Claudio Cipolla. Un momento di sintesi necessario per affrontare la crisi ambientale e la transizione in modo integrale, toccando corde che vanno oltre la tecnica.
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