
Agenda 2030 Come fare Un Paese immaginario, l’Utopia del filosofo Tommaso Moro, in cui si sono già attuati tutti i processi di transizione verso lo sviluppo sostenibile previsti dall’Agenda ONU 2030. Quali azioni intraprese e quali benefici? Il volume mostra come fare per raggiungere la meta e quali sono i vantaggi economici, sociali e ambientali che si possono trarre.
Renato Chahinian già segretario generale delle Camere di commercio di Treviso e di Gorizia e docente universitario a contratto in materie economiche, attualmente si occupa di economia e finanza dello sviluppo sostenibile.
Siamo al giro di boa per l’Agenda 2030: sottoscritta otto anni fa e giunta ormai alla sua fase centrale, la roadmap dell’ONU viene oggi scossa nelle fondamenta, proprio in quei cinque pilastri che pongono sullo stesso piano persone, pianeta, prosperità, pace e partnership.
La situazione del Veneto è nota ed è stata efficacemente riassunta dal rapporto ASviS: la nostra Regione, al pari di molte altre, non ha brillato nell’ultimo anno sul fronte dell’Obiettivo 1, dedicato alla lotta alla povertà, né sul 6, relativo ad acqua pulita e servizi igienico-sanitari. Risultano critici anche il Goal 10 (riduzione delle diseguaglianze) e, in linea con la quasi totalità del Paese, i punti 15 e 16 riguardanti la vita sulla terra, la giustizia e la solidità delle istituzioni.
«Bisogna riconoscere che qualcosa di positivo esiste da sempre – spiega però Renato Chahinian, già segretario generale delle Camere di Commercio di Treviso e di Gorizia e docente universitario a contratto – nel Nord-Est le imprese godono di un buon rapporto con i dipendenti e hanno saputo spesso instaurare legami collaborativi, pur operando in un contesto di concorrenza».

È il fenomeno dei distretti industriali di cui il Veneto è storicamente ricco: realtà eternamente sospese tra successo, crisi e rilancio, che hanno saputo comunque sviluppare campioni di livello internazionale. Anche sul fronte del lavoro, tuttavia, la strada è in salita. «Il traguardo di un’occupazione dignitosa per tutti è complesso – continua Chahinian – non abbiamo raggiunto la piena occupazione e nemmeno standard qualitativi adeguati, poiché registriamo ancora un numero importante di lavoratori che non percepiscono uno stipendio sufficiente a garantirne l’uscita dalla soglia di povertà. Un problema sul quale anche la politica dovrebbe intervenire».
Il quadro è in chiaroscuro anche per quanto riguarda l’ambiente, complice la difficoltà nel sostenere l’onere degli investimenti necessari. «In passato c’è stata una minore sensibilità da parte delle imprese – ricorda l’ex Segretario generale – ma ultimamente sono emerse tendenze positive, evidenziate anche dalle indagini del Sole 24 Ore sulla qualità della vita. Treviso è al primo posto per la raccolta differenziata urbana e, insieme a Padova, ha registrato una crescita significativa negli impianti solari».
Quando si parla di progettualità a lungo termine, come quella necessaria per rendere efficiente un’impresa sotto il profilo energetico, la dimensione aziendale fa la differenza: le realtà più grandi sono obbligate a una rendicontazione puntuale e sentono maggiormente la pressione degli stakeholder. «Le PMI hanno bisogno di più supporto in questo senso e l’Europa ha fornito indicazioni per una rendicontazione volontaria a loro vantaggio – chiarisce Chahinian – Le micro-imprese, purtroppo, non hanno le strutture organizzative per agire in modo strutturato, pur essendo quelle che, singolarmente, consumano meno».
Se centrare tutti gli obiettivi dell’Agenda sembra ormai un miraggio, alcuni traguardi restano alla portata. «A mio avviso, se il Veneto si concentrasse sui Goal 7, 8 e 12 potrebbe farcela anche senza particolari aiuti pubblici – conclude Chahinian – Per proteggere le PMI dalle turbolenze dei mercati energetici si potrebbe ricorrere ad accordi tra banche e associazioni di categoria. Un piano su larga scala che, attraverso mutui a 7-8 anni, permetta di installare impianti fotovoltaici e sistemi di risparmio capaci di ripagare il credito attraverso il minor costo in bolletta. Più difficile la sfida dell’economia circolare: siamo bravi nella differenziata, ma il riciclo effettivo sconta ancora esperienze ridotte e la singola impresa può fare poco».
Serve, in questo ambito, un intervento pubblico organico e strutturato con un orizzonte temporale definito. Un approccio simile a quello che l’Europa ha tentato per la mobilità sostenibile: un piano ambizioso, oggi contestato, ma certamente chiaro e risoluto.
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