Coronavirus. Quale discesa dopo il picco?

di Paolo Gurisatti

Siamo grossomodo a metà strada del percorso di “contenimento” dell’epidemia, che abbiamo intrapreso a fine febbraio. Tutti speriamo che il lockdown si concluda senza rimbalzi e che non sia necessario fermare di nuovo la macchina produttiva, precipitata all’ultimo posto tra i paesi avanzati (-9% del Pil nel 2020, secondo il Fondo monetario internazionale).

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Per un lavoro sostenibile: maggiori tutele e nuove competenze

Anche in una regione come il Veneto, dove il mercato del lavoro manifesta una relativa dinamicità, si stanno consolidando problematiche molto insidiose per le persone che lavorano. Da un lato la persistenza di un’area di “lavoro povero” fatto di rapporti brevi spesso senza prospettive, di orari ridotti non volontariamente, di salari bassi, non di rado fuori regola. Dall’altro lato il ripetersi di un fenomeno opposto in cui i giovani dotati di
buone competenze lasciano il Veneto
per cercare, spesso all’estero, una buona occupazione.

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Natalità (in)sostenibile

Il dato più preoccupante della situazione italiana in questo frangente storico non è di tipo economico. In un’epoca in cui “spread”, “rapporto deficit/Pil” e “Quantitative easing” sono espressioni del gergo tecnico divenute famigliari a molti, l’attenzione dovrebbe però essere spostata maggiormente alla questione demografica. L’Italia è il secondo Paese più anziano al mondo, dopo il Giappone, e il 2018 ha segnato un nuovo record negativo per numero di nascite, appena 449 mila, 9 mila in meno rispetto all’anno precedente.

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